Il 14 dicembre 2008 il giornalista iracheno Muntadhir Al-Zaidi ha lanciato le sue scarpe all'indirizzo del presidente americano uscente George Bush, durante una conferenza stampa a Baghdad.
Il lancio di scarpe si è concluso con l'arresto di al-Zaidi e l'incolumità di Bush, che ha schivato entrambe le scarpe con l'agilità di una scimmia (era evidentemente allenato).
Il processo, iniziato ieri 20 febbraio 2009, è stato aggiornato al 12 marzo e nonostante il nostro eroe rischi parecchi anni di galera, egli ha dichiarato che mai chiederebbe scusa a Bush, neanche se quest'ultimo "lo facesse in mille piccoli pezzettini".
Su un piano squisitamente razionale la cosa ha dell'assurdo, essendo il vero criminale non lui ma proprio il suo bersaglio; tirare una scarpa dovrebbe essere meno delittuoso che tirare una bomba...
Noi, cittadini globali, non dobbiamo dimenticarci di
Al-Zaidi. Dovremmo invece reclamare la sua libertà, primariamente per amor di giustizia ma anche per difendere l'Al-Zaidi che è in ognuno di noi (tranne che nei giornalisti nostrani, che di solito le scarpe non le tirano ma le leccano).
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